24/06/2026
Banca di Andria ospita Arianna Todisco "Disincanto"

Dal 29 giugno a 31 ottobre BCC Banca di Andria ospiterà la mostra “Disincanto” della giovane artista emergente Arianna Todisco presso la nuova filiale in via Andria, 5 a Barletta.

L’iniziativa fa parte della mostra diffusa più grande d’Italia dedicata all’arte emergente under 35, promossa nell’ambito del progetto “BCC Arte&Cultura” del Gruppo BCC Iccrea.

Arianna Todisco (Barletta 1995) vive e lavora a Milano.

Todisco è una fotografa documentarista che, attraverso una pratica immersiva e partecipativa, esplora le intersezioni tra identità, memoria e trasformazione sociale. Il suo lavoro si concentra su comunità attraversate da cambiamenti culturali e antropologici, indagando le tensioni tra tradizione e modernità. Tra i suoi progetti figurano le storie dei Caminanti in Sicilia, dei Metal Cowboys del deserto del Kalahari in Botswana e degli ultimi insediamenti Arbëreshë in America Latina.

Lontana da ogni intento commemorativo o celebrativo, l’opera prende forma da una ricerca intima e irrisolta attorno alla figura del padre Pietro, attivo imprenditore, prematuramente scomparso quando l’artista aveva nove anni.

Todisco trasfigura il dato biografico in una riflessione più ampia sui meccanismi della memoria e della visione mediante la lightbox, supporto che richiama la natura artificiale e mediata dell’apparizione e che assume, qui, una funzione concettuale oltre che formale: una finestra metaforica che mette in relazione interno ed esterno, vita terrena e dimensione ultraterrena.

L’opera, tuttavia, non si configura come un varco risolutivo bensì è un’interfaccia percettiva instabile, uno spazio di transizione in cui il visibile si intreccia costantemente con l’immaginato, in quanto l’identità della figura paterna si ricompone attraverso una mediazione tecnologica che ne altera inevitabilmente la leggibilità e la percezione, mai completamente restituita alla nitidezza della visione.

In questa condizione di parziale affioramento, si manifesta l’impossibilità di ricostituire integralmente quel legame affettivo che permane come traccia, frammento, tensione: la distanza biografica si traduce così in distanza percettiva e ontologica.

Anche quando la sagoma sembra rendersi riconoscibile, permane infatti un interrogativo essenziale: ciò che si osserva appartiene realmente alla memoria o è il prodotto del desiderio che la genera?

E l’opera, pur consentendo una possibile elaborazione consolatoria del lutto, si configura al contempo come una soglia critica del vedere e del ricordare.

È proprio in questa tensione irrisolta che si compie il suo “disincanto”: non come perdita dell’immagine, ma come consapevolezza della sua inafferrabilità, nel persistente scarto tra ciò che è stato e ciò che continua a esistere soltanto nella dimensione del desiderio e dell’immaginazione.